Domenica 25 Febbraio 2007

Quale programma?

Allegri : l’on. Prodi è tornato a ridere !!! (a dire il vero non aveva mai smesso). Potrà (almeno lo spera) collocare ancora il suo possente deretano, assurto addirittura a simbolo di fattore politico, sull’amatissima poltrona di Palazzo Chigi. Prestissimo dovrà presentarsi al Parlamento per cercarne la fiducia, e nel suo discorso dovrà chiarire quale è il programma del suo governo. A rigor di logica, dato che il governo sarà composto dalle stesse persone, salvo l’inserimento dello spergiuro Follini (a scapito della povera Turco, a cui occorrerà bene dare qualche indennizzo per il grande sacrificio compiuto per amor di patria) il programma dovrebbe essere lo stesso, quello di duecentottanta pagine, per intenderci.  Ma l’Homo Ridens ha presentato un perentorio mini programma di dodici punti, sui quali ha impegnato la coalizione a sostenerlo, ed in  questo secondo documento sono contenute alcune cose che, a detta di alcuni componenti della sua maggioranza, non erano precisate nel logorroico documento di base. Infatti alcuni fra i cosiddetti sinistri radicali hanno già dichiarato che si atterranno al programma a suo tempo presentato agli italiani, ignorando nelle loro dichiarazioni i famosi dodici punti. Ed a tutti noi si presenta un tormentoso quesito: in base a quale programma questa ribollita politica governerà ? Ed è malizioso il dubbio che tutto continuerà come prima, fra distinguo, divieti incrociati, litigi da cortile, manifestazioni antigovernative della maggioranza, eccetera ?
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Trenta denari...

Anche questa volta un ex democristiano doc ha voluto attenersi a quanto raccontato nei Vangeli, e dato che per il momento nessuno intendeva assumersi l’incarico di impersonare Giuda, lo ha fatto lui. Naturalmente non gratis, ci mancherebbe, altrimenti dove andrebbe a finire la fedeltà al sacro testo ? E così, per un posto di ministro (sembra della salute, in  modo da eliminare la Turco, come si conviene ad un buon cattolico memore di Lepanto) ha deciso di tradire chi gli aveva dato fiducia, al punto di eleggerlo: il popolo degli elettori.  Oppure è stato fulminato sulla via di Roma (intesa come governo) anziché su quella di Damasco ? Evidentemente era in crisi di astinenza (di potere) ed ha deciso che una buona sniffata l’avrebbe rimesso in sesto. Naturalmente non c’è da sperare che lo spergiuro, colto dal pentimento, segua l’esempio del suo predecessore evangelico. No di certo, anzi è sicuramente pronto, con la solita faccia di bronzo, a ripresentarsi all’elettorato con nuove promesse (da non mantenere) alla prossima occasione. Non si venga a dire che anche altri, e talvolta in senso inverso, hanno già fatto lo stesso percorso. In genere si trattava di personaggi di seconda fila e non di ex segretari di un partito relativamente importante, anche se piuttosto incline, data l’origine ideologica e la provenienza, alle posizioni equivoche ed al doppio gioco. Proprio chi si richiama un giorno sì e l’altro pure alla coerenza ed all’onestà dovrebbe sentirsi obbligato a tener fede alle proprie promesse. Soprattutto se fatte solennemente a tutto il paese. Ma, se un simile comportamento non è proprio cristallino, o addirittura configura un peccato, poi c’è sempre la possibilità della confessione – non pubblica, per carità – e poi si torna candidi come prima, pronti ad un nuovo tradimento (o astuzia politica?).
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Martedì 06 Febbraio 2007

Pensieri sul clima...

Si è appena concluso a Parigi un grande convegno, promosso dall’ONU, avente per oggetto lo stato del pianeta e le prospettive future del suo clima, alla luce delle ipotesi di progressivo riscaldamento del globo, dovuto essenzialmente, a parere degli ”esperti”, alle attività umane. Naturalmente, come era da aspettarsi, è stato emesso un comunicato con previsioni estremamente preoccupate e preoccupanti sul futuro della nostra atmosfera.  Lasciando da parte la constatazione che in fondo una affermazione del genere dà un po’ l’impressione che si sopravvalutino un tantino le capacità dell’uomo di influire, in modo positivo o negativo, sulle condizioni del nostro pianeta, vale la pena di fare alcune considerazioni. Evidentemente lo stato delle conoscenze relative all’atmosfera, ai movimenti delle masse d’aria e delle correnti marine, all’influenza dell’attività solare sul nostro pianeta non è poi così avanzato ed affidabile. Recenti osservazioni, per esempio, hanno permesso di constatare che negli ultimi anni la temperatura di vari pianeti del sistema solare (Marte, Giove, Saturno, ecc.) è aumentata di vari gradi. Dato che non risulta che su quei pianeti sia in atto una intensa attività industriale, e non si ha notizia di un violento incremento della circolazione di mezzi mossi da derivati del petrolio, si può avanzare legittimamente l’ipotesi che le cause del generale riscaldamento del nostro pianeta non siano troppo diverse da quelle che agiscono sugli altri pianeti, e quindi che la causa non vada cercata unicamente nelle attività umane, ma piuttosto in qualche influenza ancora mal conosciuta dell’attività solare. Circa mille anni fa, quando i vichinghi scoprirono la Groenlandia, la chiamarono così (terra verde) perché evidentemente era coperta di vegetazione ed i suoi  ghiacciai erano molto meno estesi di adesso. Proprio in quegli anni Venezia iniziava la propria espansione verso il bacino del Mediterraneo, senza essere stata sommersa dall’aumentato livello del mare.  Si sa che i meteorologi fanno le loro previsioni basandosi su algoritmi ed equazioni estremamente complicati. Però anche in questo caso, quale sicurezza abbiamo che tali calcoli riflettano veramente la realtà ? E quanti parametri solo stimati od ipotetici vengono immessi nei calcoli per ottenere dei risultati ? Vale la pena di ricordare che se in un calcolatore, anche il più avanzato del mondo, si immette spazzatura, ne esce spazzatura. Sembra strano che i meteorologi facciano con tanta sicumera delle allarmanti previsioni su come sarà lo stato della Terra fra venti, trenta, cinquanta o cento anni, quando essi non sono in  grado di dire con ragionevole attendibilità che tempo farà domenica prossima, o, peggio ancora, fra due mesi. L’incertezza delle previsioni a breve fa ovviamente dubitare di quelle a più lungo termine. Forse non si sbaglia troppo, in campo previsionale meteorologico, se ci si attiene al vecchio proverbio montanaro veneto: “quando il monte g’ha el capel, o che piove o che fa bel”.
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Giovedì 01 Febbraio 2007

UNIONI DI FATTO

 

Ormai da tempo è in corso nel paese una violenta discussione riguardo l’intenzione della maggioranza di varare una legge relativa ai diritti da riconoscere alle unioni di fatto. Le linee guida di tale provvedimento non sono affatto chiare finora, in quanto è in corso un braccio di ferro fra le varie componenti della maggioranza, fra chi ne auspica l’approvazione e chi vi si oppone. Noi personalmente, in base a quanto finora è emerso (molto poco in verità, al di fuori di molte demagogiche dichiarazioni di difesa di diritti civili ecc.) non siamo favorevoli alla impostazione che sembra prevalere fra i fautori del provvedimento e soprattutto nel Governo.

 

Innanzi tutto è da credere che un tale provvedimento, che incide profondamente sulla sensibilità dei cittadini, debba essere proposto direttamente in sede parlamentare, e non fare l’oggetto di una proposta governativa. Se è vero che l’ipotesi faceva parte del programma della coalizione di governo, è da ritenere che anche i parlamentari della maggioranza debbano operare in base a tale programma, e quindi avrebbero pieno titolo a presentare una proposta di legge in merito.

 

Evidentemente, il fatto che la proposta sia di origine governativa consente al governo, in caso di palese crisi in seno alla maggioranza, di porre la questione di fiducia (per l’ennesima volta!): o siete d’accordo o tutti a casa. Si tratta quindi dell’ormai abituale forma di ricatto nella quale sono specialisti i governanti della sinistra. Se la proposta fosse di origine parlamentare non sarebbe possibile porre la fiducia e quindi crescerebbe il rischio che la proposta stessa venisse respinta.

 

Ma al di là delle questioni formali esistono ben altri motivi di contrarietà. La motivazione ufficiale del provvedimento proposto  sta nella necessità di assicurare a tutta una categoria di cittadini, se pur minoritaria, tutta una serie di diritti di cui godono i cittadini regolarmente uniti in matrimonio. E qui occorre ricordare che nella Costituzione la parola “diritti” compare molte più volte della parola “doveri”: sembra quasi che sia stata dimenticata – e continui ad esserlo – la regola secondo cui a determinati diritti devono anche corrispondere determinati doveri.

 

Eccoci quindi al punto cruciale: i cittadini che contraggono matrimonio (civile, da non confondere con quello religioso, cattolico o no) godono, come stabilito dal Codice Civile, di tutta una serie di diritti, cui corrispondono anche numerosi doveri, la cui inosservanza è addirittura sanzionata, nei casi più gravi, dal Codice Penale. Quindi, se due cittadini (di sesso diverso) vogliono godere di quei diritti, devono assumersi anche i corrispondenti doveri, altrimenti ci si troverebbe di fronte a due categorie di cittadini: quelli che hanno diritti e doveri, e quelli che avrebbero solo dei diritti, venendo quindi meno al principio della uguaglianza dei cittadini fra di loro.

 

Pertanto, se due cittadini vogliono unirsi godendo dei diritti connessi allo stato matrimoniale ed assumendosi i relativi doveri non hanno che da contrarre matrimonio civile, che peraltro, a differenza di quello religioso cattolico, può essere sciolto grazie alla legge sul divorzio. Se non vogliono farlo, padronissimi, e, se ci riescono, regolino i loro rapporti reciproci con atti privati, senza che debba essere necessaria una legge che li protegga più di quanto già fanno le disposizioni del Codice Civile. Chi non vuole contrarre matrimonio secondo la legge evidentemente rifiuta di assumersi i doveri relativi: è liberissimo di farlo, ma non può pretendere che gli vengano riconosciuti dei diritti che non gli competono.

 

Esiste naturalmente una categoria di cittadini (coloro che, uniti regolarmente in matrimonio, si sono successivamente separati, ma non hanno sciolto la loro unione con il divorzio) che convivono di fatto con persone che non sono i rispettivi coniugi. Qui evidentemente sorge un problema: come regolamentare la loro convivenza? A nostro avviso i casi sono due: o queste persone rifiutano di ricorrere al divorzio, e quindi la loro è una libera scelta, che va rispettata ma che non fa sorgere in capo a loro particolari diritti. Oppure non sono in grado, per motivi economici, di lungaggini burocratiche, od altre ragioni non imputabili alla loro responsabilità, di ottenere il divorzio, ma sarebbero ben lieti di ottenerlo per poi contrarre il nuovo matrimonio. In  questo caso, più che una legge che regolarizzi le coppie di fatto occorrerebbe una radicale revisione dell’istituto del divorzio, tale da consentire a tutti di realizzare liberamente le proprie scelte.

 

Un altro punto riguarda la possibilità di sciogliere la situazione di convivenza, magari per iniziarne un’altra: si farà luogo ad un “divorzino” ? E come ci si difenderà da possibili situazioni di imbroglio, tendenti a presentare situazioni false per godere dei diritti e dei benefici promessi dalla proposta di legge ?

 

 Infine, al di là di tutte le questioni di ordine giuridico accennate, esistono altri gravi problemi di cui si è molto raramente parlato nel corso delle discussioni su questo problema, e sono le conseguenze sul piano pratico. Ne accenniamo alcune: in caso di preesistente matrimonio, non sciolto con  un divorzio, cosa succede per quanto riguarda la reversibilità delle pensioni, le successioni e quant’altro attiene alla sfera dei rapporti patrimoniali ? Le stesso si dica nel caso di precedenti convivenze, regolarmente (secondo la proposta di legge) dichiarate. E come ci si regola per quanto riguarda i figli, sia della prima che delle successive unioni ? E’ da ritenere che tutti questi problemi possano dare adito ad una serie infinita di contestazioni e di procedimenti legali, che ingolferanno ancor di più ed inutilmente la Magistratura, che già non sa come cavarsela con i contenziosi in essere.

 

Un ultimo punto sembra degno di menzione: la legge attualmente in vigore sanziona severamente la bigamia, e quindi a più forte ragione la poligamia. Esistono disposizioni simili anche nella proposta di legge, oppure saranno consentite convivenze plurime, che introdurrebbero di fatto e surrettiziamente la poligamia nel nostro paese ?

Posted by Free Sandy at 08:35:05 | Permanent Link | Comments (1) |