Giovedì 14 Dicembre 2006

FIDUCIA... NELLA POLTRONA...

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi, con l’appoggio di tutto il pletorico Consiglio dei Ministri, ha preso l’abitudine di porre, ad ogni piè sospinto, la fiducia su tutti i provvedimenti che passano alle Camere. Evidentemente questo sistematico atteggiamento denuncia il grave timore del governo e della maggioranza  di non avere in Parlamento i numeri per far passare la propria sciagurata politica, e quindi si ricorre al ricatto: o con me o tutti a casa.  Va ricordato che, pur tralasciando la imponente manifestazione di Roma dei simpatizzanti della Casa delle Libertà (con la defezione di qualche stretto parente nostalgico di altre esperienze), negli ultimi tempi ci sono stati molti sintomi che persino i presunti elettori del cosiddetto centro-sinistra (sarebbe più corretto dire della sinistra-sinistra) sono assolutamente scontenti di come stanno andando le cose: i fischi alle rappresentanze sindacali alla Fiat, le manifestazioni di polizia, studenti, insegnanti, i fischi a Prodi a Bologna, roccaforte del Premier, ecc. Da tutto questo dobbiamo desumere che la fiducia del paese nella attuale maggioranza – se mai c’è stata - sia ormai ridotta al lumicino. Ma evidentemente bisogna accontentarsi di quello che passa il convento, come si dice. E Prodi ed i suoi prodi, non potendo contare sulla fiducia di cinquanta milioni di italiani, si consolano con la fiducia di qualche centinaio di parlamentari, terrorizzati all’idea che, ove la negassero, potrebbero da un momento all’altro trovarsi costretti a cercarsi un altro lavoro. E quando si parla di lavoro vero  non tutti  fra loro sono entusiasti.
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Mercoledì 13 Dicembre 2006

PRODI, VISCO E LA PRECARIETA' DEL LORO PENSIERO...

La fervida immaginazione dei responsabili dei dicasteri economici (l’eccellente Padoa Schioppa, il vampiresco Visco e la nuova recluta Bersani) unitamente all’impareggiabile Prodi – che chiama le contestazioni “atti di maleducazione” – ne hanno pensato un’altra delle loro, nell’affannosa ricerca di soldi da poter sperperare per meschini motivi elettorali, o per stupida ma persistente cecità ideologica.

 

Si è infatti pensato di far beneficiare lo Stato dei tutti quei depositi bancari abbandonati e non più mossi da moltissimo tempo, per le più varie cause: decesso dei titolari senza eredi, trasferimenti, espatri, perdita di coordinate eccetera. Si tratta di somme che, a seconda da quanto tempo debbono essere abbandonati per poter essere considerati espropriabili, vengono stimati dalle varie fonti fra i cinque ed i quindici miliardi. Un importo molto cospicuo, pari nella valutazione massima a circa metà della pesantissima manovra prevista per il 2007, e che per di più rappresenta una vera e propria entrata straordinaria, destinata a non ripetersi se non in minima parte negli anni successivi, e che in definitiva non colpisce altri che le banche, dato che i proprietari di tali fondi non se ne sono più interessati da molto tempo, ed è come se non li avessero.

 

Sarebbe quindi un’ottima occasione per destinare questi insperati fondi a diversi scopi, tutti di grande interesse al fine del riequilibrio della situazione economica e finanziaria del paese,ed al rilancio della sua asfittica economia:

 

·Destinarli alla riduzione del debito pubblico, con conseguente diminuzione dell’onere per interessi in un periodo di tassi crescenti

·Destinarli ad un deciso miglioramento delle infrastrutture (ferrovie, autostrade, porti ecc.), trattandosi di veri fondi disponibili molto rapidamente e non di più o meno  vacue speranze di incasso, incrementando in modo significativo l’occupazione produttiva

·Destinarli ad un alleggerimento dei pesanti oneri fiscali aggiuntivi previsti dalla finanziaria 2007, dando così una mano al rilancio dell’economia.

 

Come hanno invece pensato di utilizzare queste entrate di carattere certamente non strutturale? Alla assunzione di precari nell’amministrazione dello stato. Non è chiaro se si tratta della messa in ruolo di precari che già lavorano nell’organizzazione statale: in tal caso, dato che bene o male in qualche modo essi già sono pagati, non si vede come siano necessarie cifre da capogiro per sistemarli. Se invece si tratta di assumerne qualche centinaio di migliaia di nuovi, ci permettiamo di dubitare della saggezza di una tale proposta.

 

E’ noto infatti che la struttura burocratica italiana soffre di assoluta inefficienza, dovuta essenzialmente ad una grave forma di elefantiasi, e non si vede come si possa pensare di renderla più efficiente assumendo altri burocrati – naturalmente a vita -. D’altra parte, non sembra che si pensi, per esempio, a rinforzare le forze dell’ordine le uniche che non dispongono di mezzi adeguati per fronteggiare il grave  degrado sociale del paese – malavita organizzata (esiste anche una malavita disorganizzata?), droga, omicidi, estorsioni, rapine, immigrazione clandestina, e chi più ne ha più ne metta .

   

No, l’intento evidente è quello di procurarsi, attraverso delle nuove assunzioni clientelari, dei bacini di voti, anche se ciò può significare un regresso del paese verso il sottosviluppo e l’imbarbarimento della vita sociale ed economica italiana.

 Gli autori di questa pensata sono tutti economisti ritenuti (a torto o a ragione) illustri: tuttavia non sono in  grado di comprendere che non si possono finanziare incrementi strutturali di spesa con entrate straordinarie. In definitiva si può concludere che con questa operazione si cerca sì di eliminare la precarietà, ma non quella dei cittadini, bensì quella di questa maggioranza e del governo che ne è l’espressione, puntellandolo in modo certamente non ortodosso, ma nelle loro speranze, redditizio.
Posted by Free Sandy at 17:18:24 | Permanent Link | Comments (0) |

Lunedì 11 Dicembre 2006

POLIGAMIA

Sembra che sia probabile la presentazione di un progetto di legge che consentirebbe, ai cittadini o ai residenti di religione mussulmana, di praticare la poligamia. Innanzi tutto dobbiamo rilevare quanto poco un provvedimento del genere si concili con la difesa strenua della laicità dello stato, continuamente evocata ed invocata proprio dalle forze che compongono l’attuale maggioranza. Vedere in proposito l’indignata reazione del sen. Livia Turco ai duri commenti dell’Osservatore Romano nei riguardi della ventilata legislazione sulle unioni di fatto (anche omosessuali).  Se poi tale proposito si ispira all’idea che tutti coloro, cittadini o no, che risiedono in  Italia abbiano il pieno diritto di mantenere i propri costumi e le proprie usanze, ci auguriamo fermamente che fra i nuovi immigrati non figurino cannibali, tagliatori di teste e simili anomali e bizzarri esemplari della razza umana.
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IL PARTITO DI "FATTO"

 Il Presidente Prodi ha solennemente annunciato che entro gennaio verrà approvata una legge che regolarizzerà le coppie di fatto (qualcosa del tipo dei PACS in vigore in Francia ed in Spagna). Egli è stato costretto a fare l’annuncio dopo che era fallito il tentativo di introdurre questa disposizione come emendamento alla finanziaria, tanto uno più o uno meno nessuno se ne sarebbe accorto. Cosa c’entrino le unioni di fatto (anche di tipo omosessuale) con la legge finanziaria solo dei cervelli particolarmente deviati riuscirebbero a spiegarlo.  Resta tuttavia il fatto che una simile legge comporterebbe certamente dei notevoli aggravi di spesa, e quindi è parso opportuno non parlarne per il momento. Infatti, a parte il costo della parificazione del “coniuge” di fatto a quello regolare, resteranno certamente molti e gravi problemi di carattere giuridico, che potrebbero comportare grossi costi. Citiamo solo l’esempio di due coniugi (col vecchio sistema) separati, ciascuno dei quali si è rifatto una famiglia “di fatto”: in caso di decesso del titolare di una pensione a chi spetterebbe  la reversibile ? Al vecchio coniuge che risulta ancora regolarmente e legittimamente sposato, od al compagno/a nuovo ? Ma a parte queste sottili considerazione di carattere giuridico ed economico, una cosa appare certa. Vista la scarsa propensione dei partiti dell’attuale maggioranza verso la costituzione di un partito unico (chissà poi perché si dovrebbe chiamare “democratico” visti certi precedenti), si pensa che sia meglio, anche in chiave politica, conferire una qualche dignità alle unioni (politiche) di fatto, costituite al solo scopo di raggranellare dovunque e comunque dei voti, piuttosto che dichiararsi “uniti per la vita”, come avverrebbe con la costituzione di un partito unico. Sempre che, ove per mero caso si giungesse a costituire questo partito unico, non inizino immediatamente le scissioni, come è costume ormai secolare delle sinistre di ispirazione socialista. E questa coalizione si fregia del nome di “unione” (di fatto?)  !!!
Posted by Free Sandy at 14:28:38 | Permanent Link | Comments (0) |

A PROPOSITO DI DROGA

Il Ministro della Sanità, sen. Livia Turco, ha recentemente proposto che vengano elevati fino al doppio i quantitativi di alcune droghe cosiddette “leggere” che si possono detenere per uso personale.  Più o meno nello stesso periodo in cui veniva formulata questa proposta (che del resto ha suscitato molte reazioni negative sia da parte dell’opposizione che da parte di alcuni esponenti della maggioranza) un breve sondaggio effettuato dalle “Iene” su alcuni parlamentari giungeva alla conclusione che circa il 30% degli intervistati,  esaminati ovviamente senza il loro consenso, risultava aver assunto droghe di vario tipo nelle quarantotto ore precedenti. Questa inchiesta ha sollevato naturalmente un vero vespaio, come era logico attendersi, e la proibizione di mandarla in onda. Collegando i due fatti, apparentemente fra loro slegati, si possono trarre alcune conclusioni maliziose: Innanzi tutto, aumentando le dosi di sostanze stupefacenti di cui è consentito l’uso, si mettono i colleghi parlamentari in una situazione di maggiore tranquillità: essi, anche se fanno uso di queste sostanze in quantità piuttosto elevate, sono assolutamente in regola con la legge, come del resto è loro dovere. La seconda considerazione può essere così riassunta. L’aumento della quantità di sostanze stupefacenti di cui è consentita la detenzione (e quindi supponiamo l’uso) può portare ad una certa dipendenza: quindi si diventa consumatori abituali. Ma il codice penale stabilisce che chi è consumatore abituale di sostanze stupefacenti non può essere ritenuto responsabile dei propri atti: in questo modo si capisce che una buona parte dei nostri parlamentari potrà così godere di una doppia immunità. E ciò spiega anche perché il Parlamento prenda spesso delle decisioni che si possono definire, senza tema di smentita, come del tutto irresponsabili. Il codice penale prevede anche che per i consumatori abituali di sostanze stupefacenti è previsto il ricovero in apposite case di cura. Dato che i citati parlamentari non si sognano di lasciare i loro seggi, cosa ne pensano i loro colleghi, non soggetti a quella dipendenza, di essere considerati essi stessi quali ricoverati in casa di cura specializzata ?
Posted by Free Sandy at 14:26:11 | Permanent Link | Comments (1) |