Martedì 31 Ottobre 2006

PALAZZO CHIGI O MERCHANT BANK?

Sottosegretario all'economia: Massimo Tononi, manager ed un uomo politico italiano. Fino al 1993 ha lavorato presso l'ufficio londinese della Goldman Sachs, occupandosi soprattutto di fusioni e acquisizioni tra imprese. Assistente di Romano Prodi nella seconda esperienza del Professore alla guida dell'IRI, nel 1994 torna alla Goldman Sachs, di cui diventa partner managing director.

 

Direzione generale del Tesoro: Claudio Costamagna, presidente della divisione Investment Banking per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa in Goldman Sachs Group.

 

Romano Prodi, consulente dal 1990 al 1993 della Goldman Sachs, sembra abbia voluto proiettare l'ombra della più grande Merchant Bank del mondo sul Governo Italiano. Nel 2005 il gruppo ha realizzato utili per 5,6 miliardi di dollari. Lo stesso Mario Draghi è un altro ex, seppur non in stretta sintonia con Prodi; lo stesso dicasi per Mario Monti.

 

Non è assolutamente certo che la Goldam stesse mettendo le mani su Telecom, attraverso il piano Rovati, anche se la banca sta curando, per l'Enel, la fusione tra Terna e Snam. Un'operazione che, se conclusasi con la rete Telecom, avrebbe riportato le infrastrutture strategiche sotto lo Stato.

 

Anche alla presidenza della Commissione Europea, il buon Romano, riservò posti di privilegio per gli uomini della Goldman: l'irlandese David O'Sullivan (capo di gabinetto), raccomandato dal presidente della Goldman Europe, Peter Sutherland. Non solo, ma rallegramenti prodiani sono pervenuti alla nomina a segretario al tesoro amenicano di Henry Paulson, numero uno della Goldman e grandissimo amico di Prodi. "Palazzo Chigi è l'unica Merchand Bank dove non si parla inglese" disse Guido Rossi ai tempi della scalata di Colaninno. Chissa che la battuta non sia da rivedere.

 

Grazie a Mario Galli per questo appunto!

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CHI HA PAURA DEI LIBERALI?

Noi, liberali veri, non vogliamo più soccombere al vecchio trucco di lasciare che qualsiasi politico si dichiari liberale e difensore delle libertà, quelle stesse che non rispetta, che ignora e che maltratta e per le quali non è disposto a dare né fare nulla, per uccidere così ogni possibilità di dare e lasciare voce a quei liberali autentici, come noi, con tanta voglia di tutelare e confermare tutti i principi fondamentali della libertà.

  

Qualcuno, probabilmente timoroso della forza che potrebbe rappresentare nel nostro paese un movimento liberale autentico, ha cercato di farci apparire come delle macchiette ridicole, screditando le decine di iniziative liberali che da almeno dodici anni abbiamo tentato di mettere in piedi, prima con il Polo e poi con la CdL. Alcuni sono riusciti a farci apparire come degli opportunisti, ma i fatti li hanno smentiti, perché, pur essendo stati stroncati ogni volta sul nascere, abbiamo sempre, per nostra volontà e dedizione, ricominciato con la stessa convinzione di prima, con sempre più voglia di riuscirci. Stavolta però non molliamo. Qualunque cosa ci riservi il futuro, continueremo a costruirlo a qualunque costo e in qualunque condizione. Quanto è difficile oggi essere liberali in Italia e come sia diventata una colpa, un virus da combattere, quasi una vergogna! In particolare in politica!

  

In questi mesi, con il supporto di tanti, anzi tantissimi, volontari e “credenti”, abbiamo realizzato un lavoro, a volte silenzioso, ma concreto (il nostro sito www.riformatoriliberali.org ne è una constatazione reale) e degno di rispetto, e il consenso ricevuto dalle adesioni e dalla disponibilità della cosiddetta società civile ha superato le aspettative. Una prova evidente ne è stata l’incredibile partecipazione al nostro manifesto del 14 ottobre scorso, anche se i giornali e le agenzie di stampa hanno dimenticato di rilevare questo dettaglio. (chiunque può andare sul sito e sottoscrivere!)

  

Noi tutti, insieme a quelli che ci seguono con grande speranza, crediamo che le nostre idee liberali, liberiste e libertarie possono dare quella spinta e quella tutela necessarie all’Italia. Quelle stesse idee che negli ultimi anni sono state annacquate, diluite e prosciugate dalle ormai antiche e troppo note concezioni democristiane e stataliste (non parliamo dei comunisti!) tutte italiane, lasciando una voragine aperta, un vuoto che noi vogliamo colmare e che siamo certi, e fermamente decisi, questa volta, di riuscirci!

  

Senza dubbio il nostro posto è nella Casa delle Libertà. Certamente FI, che già ospita un nostro parlamentare, è il partito che sentiamo più vicino. Quello che non capiamo è perché FI sembri fare di tutto per sminuire, indebolire e persino a volte ignorare, in modo cordiale molto spesso, qualsiasi nostra azione. Non capiamo perché non riusciamo, nonostante le promesse e le dichiarazioni anche pubbliche di FI, ad avere un’interlocuzione costante e stabile. FI vuole forse anche lei la nostra fine? Se questo è il desiderio, possiamo assicurare che rimarrà nell’elenco di quelli che non si avverano. Noi però non riusciamo a credere che sia questa la sua volontà. Siamo come San Tommaso: vogliamo sentircelo dire che delle nostre idee in difesa delle libertà dell’individuo e dell’Italia non importa nulla alla CdL. Vogliamo constatare di persona che del nostro lavoro certosino, di raggiungere quel sommerso ma straordinario mondo di liberali nel pensiero e nei fatti, la CdL non sappia che fartene.

  

Considerato il sostegno datoci appena prima delle elezioni, vogliamo anche capire se siamo stati solo un cavallo di Troia. Vogliamo scoprire se è vero, come sostengono in molti, che, di quel Berlusconi fortemente liberale che un giorno di qualche anno fa ha regalato un sogno a milioni di italiani, è rimasto solo Berlusconi. Ci teniamo  anche a dare prova della nostra capacità di recuperare tutti quei liberali confusi e un po’ persi, che sono stufi di quel odioso rituale ripetuto all’infinito da ogni parte politica che, ahinoi, in nome delle stesse libertà, le calpesta, le ignora e le distorce.

  

La libertà è alla base della vita democratica di un paese moderno, fondamenta indispensabile per uno sviluppo profondo e tangibile in un’epoca globale di cambiamenti veloci e straordinari. Per noi è soprattutto alla base della costruzione di un futuro certo e ben delineato, in cui tutti possano sentirsi più sicuri e responsabili, nel rispetto di ogni individuo, per un paese che, oggi, sembra aver perso il treno ad Eboli e anche la speranza di farcela, riducendosi a cercare soltanto di non soccombere, di sopravvivere.

  

Sappiamo di avere il sostegno di una buona parte di quel “popolo” liberale che non vuole arrendersi, anzi, sogna sempre più una vera e propria rivoluzione liberale. Seguiamo la vera strada delle libertà, quella stessa che noi ormai abbiamo molto chiara e ben delineata e che non intendiamo abbandonare.

      
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Lunedì 30 Ottobre 2006

PIZZA ECONOMY

 

Il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa (che alcuni insolenti detrattori chiamano Padoa-Schiappa) è universalmente considerato uno stimato economista, anche grazie alla sua precedente esperienza di banchiere centrale. Ma a nostro avviso è molto di più: è certamente un grande innovatore proprio in campo economico, grazie alle brillanti teorie da lui elaborate, ma che, a causa della sua innata riservatezza, si possono dedurre solo esaminando attentamente alcune sue dichiarazioni o certi provvedimenti da lui proposti e caldeggiati. Si possono in tale direzione fare alcuni esempi molto illuminanti.

  

Il Nostro ha per esempio dichiarato più volte che, con le nuove aliquote, ben più del 90% degli italiani si troveranno in tasca più soldi da spendere: ad occhio e croce si tratterà quindi di circa 53/55 milioni di italiani. Dato che è stato calcolato che, al massimo, il risparmio di imposte potrà rappresentare l’equivalente di una pizza al mese, è facile calcolare che il consumo delle pizze (rigorosamente margherita, perché gli altri tipi sono più costosi) potrà aumentare di circa 650 milioni di pizze all’anno. Se ne deduce che ciò provocherà una impennata della produzione di pizze, con conseguente incremento dell’occupazione, sia nel settore specifico, trainante, sia nell’indotto.

  

Naturalmente il costo di questi 650 milioni di pizze dovrà essere sostenuto da coloro che pagheranno più imposte: tuttavia, anche se lo volessero, non potranno mai raggiungere  un livello di rinuncia al consumo di pizze in quantità equivalente, circa 130/150 pizze all’anno (ciò che rimetterebbe in equilibrio il sistema), anche perché i “ricchi” consumano pizze solo per sfizio. Dovranno quindi ridurre altri consumi, e questo potrà mettere in crisi alcuni settori dell’economia non legati al circuito delle pizze, con conseguente riduzione dell’occupazione. Ma niente paura: se ci saranno più disoccupati o sottoccupati, aumenterà il numero dei beneficati dal fisco e di conseguenza il consumo di pizze. Inizierà così, finalmente, un circolo virtuoso che innescherà fatalmente anche nel nostro paese l’agognata robusta ripresa economica.

  

Sempre Lui, l’astuto economista, ha dichiarato solennemente di non voler sentire parlare di tagli alle spese. Poiché la maggior parte delle spese dello Stato è riferibile alla struttura dello Stato stesso, alla previdenza ed alla sanità, questa affermazione, anche se in parte contrasta con quanto esposto in precedenza, in quanto qualsiasi taglio in questi settori, provocando un aumento dei meno abbienti (disoccupati, pensionati a basso reddito eccetera), sarebbe causa di ulteriore incremento del settore pizzerie, ha una sua logica: infatti, nella finanziaria è previsto per esempio uno stanziamento di ben quattro miliardi di euro per aumenti agli statali. E qui sta l’astuzia della manovra: quanto più soldi si daranno con i rinnovi contrattuali, tante maggiori tasse dovranno pagare gli ignari beneficiari degli aumenti: ecco un sottile modo di aumentare surrettiziamente ed in modo consistente le entrate dello stato. E’ ben vero che le spese aumenteranno anche di più, ma innanzi tutto, chi si cura delle spese?. E poi a questo mondo nulla è perfetto ed anche questa teoria ha bisogno di alcune messe a punto.

  

Infine va notato lo spirito di tutta la manovra finanziaria architettata dal Nostro insieme al suo Vice Ministro ed al collega Bersani: vi si può riconoscere senza alcun  dubbio un intenso afflato sociale ed umanitario rivolto non solo al nostro paese, ma anche ai nuovi paesi membri dell’Unione Europea e addirittura a tutti i paesi in via di sviluppo del mondo.

 

Riassumiamo: da un lato, in Italia si verificherà una sicura e durevole ripresa economica trascinata dalle pizzerie, dall’altro, le alte aliquote fiscali imposte ai ceti definiti “ricchi”, convinceranno questi ultimi a spostare le proprie attività e produzioni in  altri paesi a minor costo del lavoro e con oneri fiscali minori. Se ciò potrà provocare una minore occupazione

in Italia, porterà sicuramente ad un robusto aumento dell’occupazione in questi paesi, che vedranno altresì aumentare le proprie risorse fiscali con conseguente miglioramento del proprio livello di sviluppo e quindi il loro avvicinamento rapido ai paesi più sviluppati economicamente.

  

Come si è visto, le taciute ma evidenti teorie economiche del Nostro, sono non solo innovative, ma addirittura si possono definire rivoluzionarie: è come passare dal sistema tolemaico a quello copernicano (o non sarà proprio il contrario?). Comunque, dato l’andazzo attuale che ha visto premiati persino degli autentici guitti, forse un Nobel non glielo leva nessuno.

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Giovedì 26 Ottobre 2006

VI SIETE ACCORTI CHE....

 Il Ministro degli Interni – ritenuto una delle menti più lucide del governo attuale – ha proposto una sua originale  soluzione per ridurre il numero dei clandestini nel nostro paese.  La soluzione sarebbe quella di attribuire un premio in denaro a coloro che accetterebbero pacificamente il rimpatrio. Tralasciando la considerazione che i clandestini dovrebbero essere rimpatriati e basta, in  quanto violano la nostra legge, e quindi debbono subirne le conseguenze, a noi sembra che questa soluzione – che fra l’altro costerebbe al contribuente italiano, che già paga per mantenere le forze di polizia, la magistratura, le capitanerie ecc. che dovrebbero occuparsi direttamente del problema – sia stata ispirata dal principio della “porta rotante” in funzione in molti alberghi od in certi uffici e centri commerciali. Si entra da una parte e poi, se non si sta attenti o lo si vuole esplicitamente, ci si ritrova nuovamente fuori.  In fondo con questa trovata sicuramente molto astuta e “lucida”, si potrebbero risolvere i problemi occupazionali dei clandestini stessi, e senza ricorrere al “nero”. Basterebbe infatti che, dopo aver accettato l’incentivo ed essere rimpatriato, il soggetto si ripresentasse nuovamente come clandestino per riscuotere un nuovo incentivo e così via. Sarebbe anche possibile per gli scafisti emettere biglietti di andata e ritorno, prepagati dalle nostre autorità, o addirittura, per i più volonterosi, emettere degli abbonamenti. In definitiva, si sarebbe eliminata l’occupazione in “nero” e si potrebbe addirittura regolarizzare l’attività degli scafisti, con tariffe concordate eccetera eccetera.   Solo i più beceri sostenitori delle attuali normative non apprezzerebbero  la brillantezza di questa trovata, che influenzerebbe anche il benessere economico generale del paese, favorirebbe il mantenimento dell’ordine pubblico e renderebbe più pacifica la convivenza con gli immigrati.     ____________________________________________ 

 

Un’altra brillante proposta formulata di questi tempi da alcuni sostenitori dell’attuale maggioranza prevede la concessione del permesso di soggiorno ai detenuti extracomunitari che in carcere mantengono una buona condotta. Ovviamente il beneficio sarebbe riservato esclusivamente ai detenuti clandestini, perché gli altri già sono in possesso del permesso di soggiorno. Qualora si adottasse questa proposta, si offrirebbe agli immigrati clandestini una scorciatoia per l’ottenimento del permesso di soggiorno: basterebbe delinquere e poi comportarsi bene per il tempo necessario. Niente più defatiganti code, presentazione di documenti non sempre facilissimi da reperire, attese interminabili: mentre si attende che la propria situazione venga regolarizzata si sarebbe anche mantenuti a spese dello stato: tanto i soldi abbondano… La più elementare riflessione in  merito riguarda il fatto che, non solo in questo caso, ma in ogni caso di detenzione per reati commessi si prende sempre in grande considerazione il contegno del detenuto stesso, la così detta “buona condotta”. Purtroppo non si prende nella stessa considerazione il contegno fuori dal carcere. In sostanza sembra che sia opportuno mantenere buona condotta dentro il carcere, per avere poi la possibilità, una volta liberi, di mantenere una pessima condotta fuori.    ______________________________________________    

 

Il Vice-Ministro Visco ha recentemente proposto una serie di regole per combattere l’evasione fiscale, che pare affliggere oltremisura le finanze del paese. Si tratta di un testo di ben 55 regole, fra le quali manca la regola più importante, già sperimentata con successo in molti casi ed in molti paesi: l’evasione si combatte efficacemente soprattutto riducendo la pressione fiscale, cosa ottenibile solo con una riorganizzazione totale dello stato, in modo da ricondurre a livelli tollerabili le spese, eliminando gli sprechi e soprattutto le diffusissime forme di parassitismo, spesso nepotistiche. Comunque al di là di ogni altra considerazione risalta il fatto che per regolamentare un solo fenomeno (l’evasione) Visco ha ritenuto necessario prescrivere ben 55 norme. Qualche millennio fa il Padreterno aveva riassunto tutto con solo dieci norme, che sono in vigore anche adesso. Evidentemente, qualunque sia l’opinione personale del vice ministro su se stesso, come Padreterno ha ancora parecchio da studiare.   

 

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Sembra che il Segretario della CGIL, Epifani, parafrasando la celebre frase di Radames nell’Aida, quando parla del governo in carica usi l’espressione “l’esercito di Prodi, da me guidato”.  
Posted by Free Sandy at 12:39:31 | Permanent Link | Comments (0) |

Mercoledì 25 Ottobre 2006

ITALIANI

 Che fossimo un paese con la fama all’estero di essere imbroglioni e mafiosi, lo sapevamo. Ma se è vero che Prodi ha vinto le elezioni correttamente, allora questa è la prova concreta che la maggioranza degli italiani è certamente fatta di c…   Provate a riflettere:  s           ci e' stata reintrodotta la tassa di successione ...   s           ci hanno aumentato dal 12,5% al 20% la tassa sui BOT e fondi d'investimento ...   s           ci hanno fatto credere che le tasse le pagano solo i ricchi, col 43% oltre i 75.000 euro, ma hanno abbassato a 15.000 Euro l'aliquota del 23% (con il passato governo era a 26.000) e i ceci bassi (non quelli medi) pagheranno più tasse ...   s           ci hanno messo le mani sul TFR che andrà in buona parte all'INPS (li rivedrai mai quei soldi?) ...  s           ci hanno detto di essere pacifisti e mandano i soldati in Libano (e i giornali non ne parlano) e perchè lo fanno loro allora è una guerra santa e giusta... ...   s           ci aumenteranno gli estimi catastali e pagherai un'ICI, molto ma molto più elevata ...   s           ci hanno detto che ridurranno le spese dei ministeri, ma questo governo ha fatto il record di poltrone assegnate ai loro sottosegretari e portaborse…   s           vieteranno l'alcool ai minorenni che però saranno liberi di drogarsi ...   s           al primo cenno di satira su Prodi hanno messo il bavaglio a Raidue ...  s           ci hanno aumentato l'accisa sul gasolio, e pagherai di più il pieno ...   s           faranno chiudere un commerciante che non emette uno scontrino per evasione, ma nulla faranno contro quei professori che danno ripetizioni in nero agli studenti ...   s           le agenzie di rating hanno già bocciato questa finanziaria ...   s           quando andrai al pronto soccorso pagherai 36 Euro e se devi fare della diagnostica te ne spilleranno altri 18 (e questo pesa sui più deboli non sui più ricchi) ...   s           si fingono liberali ma vogliono statalizzare Telecom…   Possiamo ancora pensare che la maggioranza degli italiani è sana di mente?   
Posted by Free Sandy at 19:41:00 | Permanent Link | Comments (0) |

Giovedì 19 Ottobre 2006

ESPLICITA ESPRESSIONE DI CONSENSO POPOLARE...

LE POSTE HANNO APPENA RITIRATO IL FRANCOBOLLO CHE AVEVANO APPENA EMESSO PER CELEBRARE ROMANO PRODI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO:

LA GENTE SPUTAVA DALLA PARTE SBAGLIATA!

LaughingUndecided

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FISCO E COSTITUZIONE

FISCO E COSTITUZIONE   La discussione in corso sulla sciagurata proposta di legge finanziaria presentata dal governo si sta svolgendo con insolita violenza. E’ certamente vero che tutte le finanziarie hanno sempre sollevato mugugni, per lo meno da parte di alcune categorie sociali, ma finora non si era mai vista una mobilitazione così generale di tutti contro tutti: persino una notevole parte della maggioranza di governo protesta per l’impianto della legge. Ed il governo non trova di meglio che reiterare bugie su bugie, preparandosi a fare marcia indietro quando le proteste vengono dalla sua stessa maggioranza o comunque dai propri sostenitori. Forse sarebbe stato meglio pensarci prima… Ma c’è un aspetto particolare nell’impianto ideologico e concettuale della finanziaria che non è stato rilevato da nessuno (almeno così sembra) e che invece intacca i principi fondamentali della nostra società.

 

E’ ben noto che quasi tutti, ma in particolare i partigiani della sinistra, i cosiddetti progressisti (e non si è mai capito bene che cosa intendano per  “progresso”) considerano la Costituzione, soprattutto nella sua prima parte, nella quale si enunciano i sacri principi, come qualcosa di assolutamente intoccabile ed immodificabile, vero caposaldo del nostro vivere civile. Ebbene, l’articolo 53 della nostra sacra costituzione dice testualmente:  “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”  Ora è chiaro che da nessuna parte si parla di un sistema tributario destinato a ridistribuire il reddito fra i cittadini (come vorrebbe far credere l’attuale maggioranza), ma unicamente di come si deve partecipare al sostenimento della spesa pubblica. Ed inoltre non si dice affatto che ognuno deve contribuire in ragione della capacità contributiva “dichiarata” ma di quella effettiva. Quindi gli aumenti delle aliquote delle imposte sui redditi personali non obbediscono affatto al dettato costituzionale finché non si troverà il modo di accertare l’effettiva capacità contributiva di ogni soggetto. Ma c’è di più. La costituzione parla di un sistema tributario informato a criteri di progressività in senso generale e non solo in alcune sue parti.

 

Ora fra tutte le imposte statali e locali, l’unica che obbedisca a questo principio è l’IRPEF. Tutte le altre imposte o comunque prelievi a vario titolo (IVA, IRAP, ICI, accise, imposte di registro, IRPEG, imposte locali varie, contributi previdenziali e sociali, tickets sanitari e chi più ne ha più ne metta) non sono evidentemente progressive ma proporzionali. Ma il gettito dell’IRPEF rappresenta solo circa un terzo delle entrate tributarie dello stato: si può quindi affermare che il sistema tributario italiano non risponde affatto, se non in minima parte, ai criteri basilari prescritti dalla Costituzione.  Ne consegue quindi che il sistema tributario italiano è sostanzialmente illegale ed incostituzionale. Pertanto, o si modifica il sistema o si modifica la costituzione, se si vuole rientrare nella legalità costituzionale, con buona pace delle vestali che dichiarano che la costituzione è perfetta così come è e che tutte le leggi vi si conformano.
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Mercoledì 18 Ottobre 2006

POLITICA E INTERESSI

"Le rivoluzioni sono figlie di idee e sentimenti prima che di interessi" lo scriveva de Gasperi un po' di anni fa e ormai nesssuno più se lo ricorda.

Viviamo in un nuovo periodo, dove tutto, ma la politica in particolare, campa e si muove solo sulla base di interessi. Personali naturalmente. Ma ciò che rende questo ancor peggio sono 2 cose: il pedaggio da pagare e l'ipocrisia dietro la quale si celano queste azioni. Tutto sempre fatto in nome del bene del paese, del bene altrui, del bene dei poveri (com'è di moda questa frase oggi giorno e con questo governo!). Non parliamo poi di quando si giustifica qualunque iniziativa, in genere illogica e illiberale, proprio in funzione della difesa della libertà.

Ma non si vergognano? Dov'è il pudore? E soprattutto, dov'è il sano senso della dignità personale? Possibile che nessuno si dichiari mai offeso da simili affermazioni in difesa di azioni opprimenti, demagogiche e troppo spesso profondamente inutili? Dove sono finite le idee e i sentimenti? Già... si sono persi. Sono prigionieri nei cuori di pochi, che non hanno il diritto di esprimerli, che non possono trovare ascolto, che non sanno a chi rivolgersi per dare un proprio sincero contributo.

 Ma è la nostra stessa democrazia che è malata e il nostro paese di conseguenza. Chi ha detto che per democrazia in Parlamento ci devono andare tutti? A chi serve un parlamentare gay o un rappresentante di quale che sia sindacato? Purtroppo neppure ai gay! A chi serve tutta quella schiera di piccoli fortunati notai, professori, magistrati e avvocati che scaldano la maggior parte dei seggi? A loro stessi. Ad avere parcelle più alte o posti di maggior prestigio. A essere nominati nei libri. A chi servono le maestrine che fanno numero per le quote rosa? A dire che ci sono un po' più di donne in Parlamento (Il Burkina Faso ne ha più di noi!)? Non serve a nessuno, neppure a quelli che essi pretendono di rappresentare. E sapete perché? Perché la rappresentanza democratica dovrebbe essere intesa come la difesa di una parte NON a scapito di un'altra. E invece non è così. Tutto è fatto sempre a scapito dell'altro. Tutto, anche il più stupido emendamento. Nulla è fatto per migliorare la situazione. E nessuno si è accorto che (lo si può dimostrare matematicamente) se io ho di più (più vantaggi più tutela, più qualsiasi cosa) e per questo l'altro ha di meno, nulla può avanzare. E tutto rimane statico, fermo su uno stesso punto. Cambia solo il centro intorno al quale gira il tutto. Non può esserci progressione. Non può esistere miglioramento in queste condizioni. Io ho vinto su di te. Ho ottenuto di più e quindi io sono bravo e ho fatto i miei interessi. Tu no. Questo è lo squallido riassunto di ciò che succede nella politica del nostro Parlamento.

E Prodi il grande, e tutto il suo governo, è riuscito a fare di più. E meglio. E' riuscito a dire che i ricchi dovevano piangere, dimenticandosi che, se i ricchi piangono, i poveri muoiono. L'altro giorno ho preso un taxi a Roma. Dopo le notizie del radiogiornale, il tassista mi ha detto: "Vede signora, io non ho nessuna istruzione. A 13 anni sono andato a lavorare. I miei genitori avranno fatto sì e no la terza elementare. Sono molto umile e penso semplice. Però c'è una cosa che ho capito da solo, anche se sono molto ignorante e giovane. Ho capito che se i ricchi non hanno più soldi io non faccio più nulla. Non ho dove andare. Non ho da lavorare e da guadagnare. E' perché sono ignorante che la vedo così o è Prodi che pensa le cose sbagliate? Mi sembra di pensare male, visto che nessuno esprime quello che io penso come io lo penso...". Era spontaneo, dolce e gentile e per nulla arrabbiato. Incredulo sì.

Prodi quindi non è peggio della maggior parte dei nostri politici. Fa, come molti, solo i suoi interessi per rimanere a galla. Non importa se galleggia nella merda... E gli altri (vedi D'Alema), più cresce il mare di merda e più sono felici. Prodi può affogare, ma loro prederanno il relais, come già hanno fatto nel 1999. E noi? Noi liberali, liberisti, libertari che facciamo? Certo, anche nel centrodestra non sono tutte stelle che brillano nel cielo! Tutt'altro per molti. Ma noi che siamo fuori dall'emiciclo, perché non siamo capapci di mobilitarci come si deve? Perché continuamo a scrivere grandi proteste, a produrre incredibili storielle e video e quant'altro du questo governo e sui politic di oggi e siamo incapaci di unirci sul serio? Secondo me perché ci siamo impigriti. Ci siamo abituati a lamentarci. Diamo per scontate le nostre idee e ahimé diamo per scontato il fatto che tanto nessuno ci vuole. Anzi, sempre più da quando la sinistra è tornata al governo, esiste la caccia alle streghe e noi ci rassegnamo, ce la contiamo su tra di noi e con questo siamo contenti.

Ma così non funziona! Così, anche noi abbiamo una bella fetta di responsabilità! Anzi forse la più grossa. E allora invece di sognare "nuove" idee, incominciamo a darci una mossa, a fare qualcosa. Qualsiasi cosa sensata. Vediamola in questo modo: diamoci una mossa con le nostre idee e i nostri sentimenti per fare il nostro interesse, che per una volta tanto da decenni, è anche l'interesse di questo paese che sta, oltre che peggiorando, perdendo il treno del mondo globale. Incominciamo a contribuire con qualsiasi iniziativa che esca dai canoni normali e che sia sulla scia delle nostre idee liberali. Non importa se iniziamo da ciò che non vorremmo. Non importa se non è un'iniziativa trascendentale. L'importante è iniziare! E soprattutto muoversi, muoversi, muoversi. Forse così, anche Berlusconi si risveglierà finalmente dal sonno del trauma e tornerà ad essere il Berlusconi che ce la messa tutta finché ha potuto.

Io ho iniziato con la firma per il manifesto dei Riformatori Liberali (www.riformatoriliberali.com), ma qualsiasi altra iniziativa fatemela conoscere e contate su di me! Smile

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Martedì 17 Ottobre 2006

PENSIERINI MALIZIOSI

PENSIERINI  MALIZIOSI   

 

 

Il ministro Giuliano Amato, commentando la recente proposta del governo di punire severamente le intercettazioni telefoniche effettuate da privati (a seguito dello scandalo Telecom), ha fatto notare che d’ora in poi tale tipo di intercettazioni sarà trattato allo stesso modo del traffico di droga e punito di conseguenza. Forse al ministro è sfuggito il fatto che è vero che il traffico di sostanze stupefacenti è considerato reato e come tale punito, ma che la detenzione “in modica quantità” ed il consumo ad uso personale di droga è consentito.  A prescindere dal fatto, ritenuto del tutto trascurabile, che se una persona può detenere droga per uso personale, ci si domanda come farà a procurarsela se il commercio ne è severamente vietato, ci si domanda: sarà lecito trattenere intercettazioni illegali “in modica quantità” per uso strettamente personale?  * * *  

 

Il presidente del consiglio Romano Prodi si è ripetutamente dichiarato indignato del fatto che il presidente di Telecom, nel corso di vari colloqui, non lo abbia mai informato del progetto di suddividere Telecom stessa in tre distinte società: telefonia fissa, telefonia mobile e rete. Ancora un paio di giorni fa Prodi ha riaffermato il proprio diritto, “in nome del popolo italiano”, ad essere informato anche di ciò che avviene in società private, quando si tratti di società particolarmente importanti. Purtroppo il presidente del consiglio, che è molto interessato a ciò che avviene all’esterno, non si interessa con altrettanta puntigliosità di ciò che avviene nel suo entourage: in effetti ha sempre negato di essere a conoscenza del progetto di riorganizzazione inviato, su carta intestata della presidenza del consiglio, a Telecom. Tuttavia non solo non se ne è mai indignato, ma ha opposto fiera resistenza a chi gli chiedeva di sfiduciare il proprio consulente  che si era permesso di utilizzare il suo nome per una iniziativa criticata da tutti e che proponeva una politica (la ripubblicizzazione dell’azienda) in netto contrasto con  la politica dichiarata dal governo e dalla sua maggioranza. Ne dobbiamo dedurre quindi che, coerentemente con l’affermazione del Vangelo, il presidente Prodi si occupi delle pagliuzze nell’occhio altrui e non della trave nel proprio occhio. O forse è semplicemente un bugiardo ?  * * *   

 

A giudicare da quanto avviene da molto tempo in politica, buona parte degli italiani è convinta che coloro che si occupano di politica siano in buona parte stupidi; qualcuno avanza anche l’ipotesi, forse esagerata, che se non si è stupidi non si può essere accettati nel club. A tale proposito vale la pena di ricordare quanto affermava il compianto prof. Cipolla in un suo interessantissimo libretto: “Allegro ma non troppo”. Secondo l’autore la percentuale di stupidi in ogni gruppo sociale è una costante k, di valore universale. A questo punto possiamo fare due considerazioni: o l’ipotesi esposta non si applica al gruppo sociale dei politici, oppure in tale gruppo si concentra buona parte degli stupidi della popolazione italiana. Ciò sempre che sia ritenuta valida l’impressione di buona parte degli italiani. Ma il prof. Cipolla si spinge oltre nella sua esposizione. Secondo lui tutta la popolazione si può classificare in quattro gruppi distinti: Chi opera sia a vantaggio di se stesso che del prossimo: è una persona per bene. Chi opera a vantaggio del prossimo danneggiando se stesso: è uno sprovveduto. Chi opera a svantaggio sia di se stesso che del prossimo: è uno stupido. Chi opera a vantaggio di se stesso e danneggia con ciò il prossimo: è un ladro. A ciascuno di noi stabilire in quale categoria ogni uomo politico va collocato.   

 

 

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