Giovedì 01 Febbraio 2007

UNIONI DI FATTO

 

Ormai da tempo è in corso nel paese una violenta discussione riguardo l’intenzione della maggioranza di varare una legge relativa ai diritti da riconoscere alle unioni di fatto. Le linee guida di tale provvedimento non sono affatto chiare finora, in quanto è in corso un braccio di ferro fra le varie componenti della maggioranza, fra chi ne auspica l’approvazione e chi vi si oppone. Noi personalmente, in base a quanto finora è emerso (molto poco in verità, al di fuori di molte demagogiche dichiarazioni di difesa di diritti civili ecc.) non siamo favorevoli alla impostazione che sembra prevalere fra i fautori del provvedimento e soprattutto nel Governo.

 

Innanzi tutto è da credere che un tale provvedimento, che incide profondamente sulla sensibilità dei cittadini, debba essere proposto direttamente in sede parlamentare, e non fare l’oggetto di una proposta governativa. Se è vero che l’ipotesi faceva parte del programma della coalizione di governo, è da ritenere che anche i parlamentari della maggioranza debbano operare in base a tale programma, e quindi avrebbero pieno titolo a presentare una proposta di legge in merito.

 

Evidentemente, il fatto che la proposta sia di origine governativa consente al governo, in caso di palese crisi in seno alla maggioranza, di porre la questione di fiducia (per l’ennesima volta!): o siete d’accordo o tutti a casa. Si tratta quindi dell’ormai abituale forma di ricatto nella quale sono specialisti i governanti della sinistra. Se la proposta fosse di origine parlamentare non sarebbe possibile porre la fiducia e quindi crescerebbe il rischio che la proposta stessa venisse respinta.

 

Ma al di là delle questioni formali esistono ben altri motivi di contrarietà. La motivazione ufficiale del provvedimento proposto  sta nella necessità di assicurare a tutta una categoria di cittadini, se pur minoritaria, tutta una serie di diritti di cui godono i cittadini regolarmente uniti in matrimonio. E qui occorre ricordare che nella Costituzione la parola “diritti” compare molte più volte della parola “doveri”: sembra quasi che sia stata dimenticata – e continui ad esserlo – la regola secondo cui a determinati diritti devono anche corrispondere determinati doveri.

 

Eccoci quindi al punto cruciale: i cittadini che contraggono matrimonio (civile, da non confondere con quello religioso, cattolico o no) godono, come stabilito dal Codice Civile, di tutta una serie di diritti, cui corrispondono anche numerosi doveri, la cui inosservanza è addirittura sanzionata, nei casi più gravi, dal Codice Penale. Quindi, se due cittadini (di sesso diverso) vogliono godere di quei diritti, devono assumersi anche i corrispondenti doveri, altrimenti ci si troverebbe di fronte a due categorie di cittadini: quelli che hanno diritti e doveri, e quelli che avrebbero solo dei diritti, venendo quindi meno al principio della uguaglianza dei cittadini fra di loro.

 

Pertanto, se due cittadini vogliono unirsi godendo dei diritti connessi allo stato matrimoniale ed assumendosi i relativi doveri non hanno che da contrarre matrimonio civile, che peraltro, a differenza di quello religioso cattolico, può essere sciolto grazie alla legge sul divorzio. Se non vogliono farlo, padronissimi, e, se ci riescono, regolino i loro rapporti reciproci con atti privati, senza che debba essere necessaria una legge che li protegga più di quanto già fanno le disposizioni del Codice Civile. Chi non vuole contrarre matrimonio secondo la legge evidentemente rifiuta di assumersi i doveri relativi: è liberissimo di farlo, ma non può pretendere che gli vengano riconosciuti dei diritti che non gli competono.

 

Esiste naturalmente una categoria di cittadini (coloro che, uniti regolarmente in matrimonio, si sono successivamente separati, ma non hanno sciolto la loro unione con il divorzio) che convivono di fatto con persone che non sono i rispettivi coniugi. Qui evidentemente sorge un problema: come regolamentare la loro convivenza? A nostro avviso i casi sono due: o queste persone rifiutano di ricorrere al divorzio, e quindi la loro è una libera scelta, che va rispettata ma che non fa sorgere in capo a loro particolari diritti. Oppure non sono in grado, per motivi economici, di lungaggini burocratiche, od altre ragioni non imputabili alla loro responsabilità, di ottenere il divorzio, ma sarebbero ben lieti di ottenerlo per poi contrarre il nuovo matrimonio. In  questo caso, più che una legge che regolarizzi le coppie di fatto occorrerebbe una radicale revisione dell’istituto del divorzio, tale da consentire a tutti di realizzare liberamente le proprie scelte.

 

Un altro punto riguarda la possibilità di sciogliere la situazione di convivenza, magari per iniziarne un’altra: si farà luogo ad un “divorzino” ? E come ci si difenderà da possibili situazioni di imbroglio, tendenti a presentare situazioni false per godere dei diritti e dei benefici promessi dalla proposta di legge ?

 

 Infine, al di là di tutte le questioni di ordine giuridico accennate, esistono altri gravi problemi di cui si è molto raramente parlato nel corso delle discussioni su questo problema, e sono le conseguenze sul piano pratico. Ne accenniamo alcune: in caso di preesistente matrimonio, non sciolto con  un divorzio, cosa succede per quanto riguarda la reversibilità delle pensioni, le successioni e quant’altro attiene alla sfera dei rapporti patrimoniali ? Le stesso si dica nel caso di precedenti convivenze, regolarmente (secondo la proposta di legge) dichiarate. E come ci si regola per quanto riguarda i figli, sia della prima che delle successive unioni ? E’ da ritenere che tutti questi problemi possano dare adito ad una serie infinita di contestazioni e di procedimenti legali, che ingolferanno ancor di più ed inutilmente la Magistratura, che già non sa come cavarsela con i contenziosi in essere.

 

Un ultimo punto sembra degno di menzione: la legge attualmente in vigore sanziona severamente la bigamia, e quindi a più forte ragione la poligamia. Esistono disposizioni simili anche nella proposta di legge, oppure saranno consentite convivenze plurime, che introdurrebbero di fatto e surrettiziamente la poligamia nel nostro paese ?

Posted by Free Sandy at 08:35:05 | Permanent Link | Comments (1) |
Commenti
1 - Ciao Sandy
Postato l'iniziativa anche sul mio blog.
Bisoux
F
 (Comment this)

Written by: Il mango di treviso at 2007/02/05 - 05:09:06
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