Lunedì 30 Ottobre 2006

PIZZA ECONOMY

 

Il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa (che alcuni insolenti detrattori chiamano Padoa-Schiappa) è universalmente considerato uno stimato economista, anche grazie alla sua precedente esperienza di banchiere centrale. Ma a nostro avviso è molto di più: è certamente un grande innovatore proprio in campo economico, grazie alle brillanti teorie da lui elaborate, ma che, a causa della sua innata riservatezza, si possono dedurre solo esaminando attentamente alcune sue dichiarazioni o certi provvedimenti da lui proposti e caldeggiati. Si possono in tale direzione fare alcuni esempi molto illuminanti.

  

Il Nostro ha per esempio dichiarato più volte che, con le nuove aliquote, ben più del 90% degli italiani si troveranno in tasca più soldi da spendere: ad occhio e croce si tratterà quindi di circa 53/55 milioni di italiani. Dato che è stato calcolato che, al massimo, il risparmio di imposte potrà rappresentare l’equivalente di una pizza al mese, è facile calcolare che il consumo delle pizze (rigorosamente margherita, perché gli altri tipi sono più costosi) potrà aumentare di circa 650 milioni di pizze all’anno. Se ne deduce che ciò provocherà una impennata della produzione di pizze, con conseguente incremento dell’occupazione, sia nel settore specifico, trainante, sia nell’indotto.

  

Naturalmente il costo di questi 650 milioni di pizze dovrà essere sostenuto da coloro che pagheranno più imposte: tuttavia, anche se lo volessero, non potranno mai raggiungere  un livello di rinuncia al consumo di pizze in quantità equivalente, circa 130/150 pizze all’anno (ciò che rimetterebbe in equilibrio il sistema), anche perché i “ricchi” consumano pizze solo per sfizio. Dovranno quindi ridurre altri consumi, e questo potrà mettere in crisi alcuni settori dell’economia non legati al circuito delle pizze, con conseguente riduzione dell’occupazione. Ma niente paura: se ci saranno più disoccupati o sottoccupati, aumenterà il numero dei beneficati dal fisco e di conseguenza il consumo di pizze. Inizierà così, finalmente, un circolo virtuoso che innescherà fatalmente anche nel nostro paese l’agognata robusta ripresa economica.

  

Sempre Lui, l’astuto economista, ha dichiarato solennemente di non voler sentire parlare di tagli alle spese. Poiché la maggior parte delle spese dello Stato è riferibile alla struttura dello Stato stesso, alla previdenza ed alla sanità, questa affermazione, anche se in parte contrasta con quanto esposto in precedenza, in quanto qualsiasi taglio in questi settori, provocando un aumento dei meno abbienti (disoccupati, pensionati a basso reddito eccetera), sarebbe causa di ulteriore incremento del settore pizzerie, ha una sua logica: infatti, nella finanziaria è previsto per esempio uno stanziamento di ben quattro miliardi di euro per aumenti agli statali. E qui sta l’astuzia della manovra: quanto più soldi si daranno con i rinnovi contrattuali, tante maggiori tasse dovranno pagare gli ignari beneficiari degli aumenti: ecco un sottile modo di aumentare surrettiziamente ed in modo consistente le entrate dello stato. E’ ben vero che le spese aumenteranno anche di più, ma innanzi tutto, chi si cura delle spese?. E poi a questo mondo nulla è perfetto ed anche questa teoria ha bisogno di alcune messe a punto.

  

Infine va notato lo spirito di tutta la manovra finanziaria architettata dal Nostro insieme al suo Vice Ministro ed al collega Bersani: vi si può riconoscere senza alcun  dubbio un intenso afflato sociale ed umanitario rivolto non solo al nostro paese, ma anche ai nuovi paesi membri dell’Unione Europea e addirittura a tutti i paesi in via di sviluppo del mondo.

 

Riassumiamo: da un lato, in Italia si verificherà una sicura e durevole ripresa economica trascinata dalle pizzerie, dall’altro, le alte aliquote fiscali imposte ai ceti definiti “ricchi”, convinceranno questi ultimi a spostare le proprie attività e produzioni in  altri paesi a minor costo del lavoro e con oneri fiscali minori. Se ciò potrà provocare una minore occupazione

in Italia, porterà sicuramente ad un robusto aumento dell’occupazione in questi paesi, che vedranno altresì aumentare le proprie risorse fiscali con conseguente miglioramento del proprio livello di sviluppo e quindi il loro avvicinamento rapido ai paesi più sviluppati economicamente.

  

Come si è visto, le taciute ma evidenti teorie economiche del Nostro, sono non solo innovative, ma addirittura si possono definire rivoluzionarie: è come passare dal sistema tolemaico a quello copernicano (o non sarà proprio il contrario?). Comunque, dato l’andazzo attuale che ha visto premiati persino degli autentici guitti, forse un Nobel non glielo leva nessuno.

Posted by Free Sandy at 22:06:03 | Permanent Link | Comments (0) |
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